lunedì 28 dicembre 2009

E' arrivato in libreria il terzo volume di Giuseppe Quinzii dedicato al Teatro


Da alcuni giorni è arrivato nelle librerie l'ultimo volume di Giuseppe Quinzii dedicato al Teatro. Trattasi del terzo volume curato dal prof. Domenicangelo Litterio che aveva curato anche i primi due libri dedicati alle Poesie e ai Racconti dello scrittore e poeta di Celenza sul Trigno scomparso nel lontano 1936 a soli 57 anni.

I tre libri sono stati raccolti in un elegante cofanetto e completano, almeno per adesso, un'antologia che raccoglie il meglio di questo poeta e scrittore che, pur esercitando la professione di avvocato, amava molto il mondo della letteratura al quale dedicava buona parte del suo tempo. Molto probabilmente tutto questo materiale sarebbe rimasto nel dimenticatoio se Domenicangelo Litterio, con un'opera da certosino, non avesse trascritto, con un lungo lavoro durato quasi venti anni, tutti i manoscritti del Quinzii avuti in visione dagli eredi dello scrittore. In un estratto delle note introduttive al libro sul Teatro il curatore Domenicangelo Litterio così si esprime: "Giuseppe Quinzii ha dedicato molta parte della sua attività letteraria al teatro. Sono riuscito a ricomporre 12 opere che, nel loro insieme, ripropongono i temi già presenti nelle poesie e nei racconti.Il contenuto delle opere, lo stile, l’organizzazione dell’azione costituiscono una novità nel contesto della produzione Quinzii. Per G. Quinzii l’urgenza della creazione artistica, nata dalla resa fantastica dell’esistenza e sollecitata dalle necessità di vita delle esperienze dimesse, è applicata non solo al teatro, ma anche alla poesia e alla narrativa, modelli espressivi diversi della medesima realtà.Ho già scritto della tendenza dell’autore “a rifugiarsi nel mondo creativo e fantasioso perché scontento di quello reale e quotidiano. Per il lettore si tratta di una conferma” , come si legge nel suo diario alla data 8 gennaio.In questo senso si può dire che sono opere per il teatro alcuni racconti e poesie e sono poesie e racconti alcuni testi scritti per essere rappresentati. La verità di tale affermazione è testimoniata sia dal dubbio più volte evidenziato di assegnare ad un genere letterario piuttosto che a un altro alcuni scritti del Quinzii e sia dalla struttura di alcune composizioni.Si tratta di trasposizioni facilmente realizzabili anche da moderni “adattatori”; così non mi è proibito di sperare di vedere in scena il romanzo Fiore esotico, ma anche Junglu, Raggio di sole e la stessa Ciclamina. Ma vi è anche la difficoltà di assegnare l’autore ad una specifica scuola o corrente letteraria o movimento culturale. E’ vero, infatti, che l’ironia e il sarcasmo non mancano nel teatro del Quinzii, e tuttavia non sono possibili correlazioni con il teatro comico, dall’Illuminismo in poi ideato come “aspirazione ad un’arte aderente alla realtà della vita, espressione delle esigenze e della mentalità dei ceti borghesi” ; il teatro del Quinzii soffre piuttosto della sudditanza alle esigenze ed alla mentalità della gente comune.La cultura classica di cui è imbevuto indurrebbe l’autore piuttosto verso il teatro tragico, interpretato magari in modo più dimesso e meno eroico dei testi del Maffei (Merope) o dell’Alfieri, per non scomodare Shakespeare. Ma anche questo riferimento è improprio, sia per l’inadeguatezza dei fatti e dei personaggi agli alti teoremi filosofici ed etici, sia per i contenuti specifici, riconducibili quasi sempre alla sofferta e paziente fatica del vivere quotidiano; per gente che non ha pretese, neanche l’arte sembra averne.Non si può negare che il Quinzii insegua anche l’intreccio complesso e conclusioni sorprendenti per ottenere l’attenzione ed anche l’adesione dello spettatore alle vicende rappresentate. Considerato il tempo storico in cui il Quinzii scriveva, appare legittimo trovare riscontri al clima letterario dello “sperimentalismo realistico” in cui operano tanti autori con il denominatore comune di “realisti degli anni trenta”; questi autori, però, fanno quasi tutti letteratura di opposizione e sono caratterizzati come antifascisti, laddove il Quinzii manifesta invece sentimenti di consenso e di adesione verso il fascismo, come vedremo più avanti, nel contesto effettivo delle opere.I testi di Quinzii per il teatro sono lo specchio della società che rappresenta e dubito che,anche in caso di forte divulgazione, sarebbero stati censurati. Il motivo è semplice: Quinzii porta sulla scena il vario articolarsi delle umane vicende, ancorate sempre alle fonti riconosciute degli antichi retaggi: patria, famiglia, religione e, in estensione, onestà, lavoro, ubbidienza, solidarietà. Il teatro di Quinzii è solare e neutro rispetto agli eventi rappresentati. Così ciascuno entra a suo modo nella scena ritagliandosi un ruolo attivo."

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